Irisbus, svolta al Mise: nasce il polo unico. Congelata la mobilità. Momenti di tensione/VIDEO

09 aprile 2014, 18:10
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AGGIORNAMENTO: VERTICE CONCLUSO
Il sito di Valle Ufita sarà rilanciato e si punta a riassorbire l'attuale forza lavoro. Parola del vice ministro De Vincenti. Il progetto per la nascita di una società che incorporerà la Irisbus in Irpinia, e probabilmente la BredaMenarini di Bologna, è in fase avanzata. Ma il nuovo piano industriale che punta al mercato italiano ed estero sarà presentato solo tra 15 giorni. Le attività dovrebbero riprendere in autunno nel frattempo è stato chiesto a Fiat di non avviare le procedure di mobilità, che dopo una intensa trattativa ha ceduto alle pressioni. Il lavoro di mediazione del Governo ha sortito i suoi effetti. Un nuovo incontro si terrà il 30 aprile, quando con ogni probabilità verrà ufficializzato il Polo unico. Il sottosegretario ottimista: entrà la fine dell'anno Irisbus riaprirà.
TENSIONE DAVANTI AL MISE
Il vertice al Ministero dello sviluppo cominciato intorno alle 17:45 è ancora in corso. Cassa integrazione in deroga agli operai della Irisbus di Valle Ufita e realizzazione del Polo unico entro l'autunno. A maggio verrà illustarto il piano industriale. Circa 100 gli operai che si sono recati a Roma. Presenti, oltre a Fiat, Governo e sindacati, i parlamentari Giuseppe De Mita, Angelo D'Agostino, Valentina Paris, Giancarlo Giordano e Carlo Sibilia. Al momento la seduta è sospesa per un incontro riservato governo-Fiat sul nodo mobilità. Tensione tra gli operai. (Il video è stato girato da Erika Fierro, figlia di una tuta blu e presente a Roma)
D’AGOSTINO: IRISBUS, ANCORA OMBRE DA CHIARIRE
“Non posso nascondere una punta di delusione dopo l’incontro al ministero dello Sviluppo per la vicenda Irisbus – dichiara il deputato irpino Angelo Antonio D’Agostino -. Considerato il tempo trascorso e l’attesa di oggi così carica di una legittima richiesta di chiarezza, le risposte arrivate non possono che essere giudicate ancora vaghe, anche se lasciano intravedere una prospettiva. I tempi per la presentazione del piano industriale si allungano di altri quindici giorni. Ma non è questo il vero problema dopo tre anni di attesa. La questione essenziale restano le garanzie per il territorio e per i lavoratori irpini che ancora non ci sono. Certo, le premesse non sembrano rassicuranti a giudicare dalle prese di posizione di Fiat sul ritiro della messa in mobilità: garanzie certe su questo aspetto avrebbero incoraggiato tutti ad un meno cauto ottimismo. Per ora, dunque, resta la riserva di giudizio e, soprattutto, la necessità di tenere alte vigilanza e mobilitazione sulla vicenda Irisbus. Non dobbiamo dimenticare che questa vertenza non è locale ma ha un suo specifico profilo nazionale, dal momento che parliamo dell’unico stabilimento italiano di settore in grado di competere sul mercato europeo ed internazionale”.   
SIBILIA (M5S): BASTA FARSE
“Pensavamo che il Teatro Gesualdo fosse ad Avellino ed invece c’è una sede distaccata nella sala del cosiddetto Parlamentino del Ministero dello Sviluppo Economico. Il Governo ha convocato i lavoratori dell’Irisbus per l’ennesima volta per mettere in scena una forma moderna di comunicazione da 140 caratteri riassumibile in un tweet: si starebbe formando una nuova società con l’obiettivo di creare un polo di produzione degli autobus che si candida a rivelare lo stabilimento di Valle Ufita” – così il deputato cittadino del Movimento 5 Stelle Carlo Sibilia a proposito dell’incontro dei dipendenti irpini presso il Mise.
“Non era meglio inviare una mail ai lavoratori? – si chiede ironicamente il portavoce avellinese presente nel pomeriggio – Forse il governo Renzi intende risollevare il settore dei trasporti con i viaggi che sta costringendo a fare a tutti i lavoratori da Avellino a Roma. Sulla vicenda Irisbus il Parlamento ha approvato all’unanimità una mozione di indirizzo che unisce le vertenze BredaMenarinibus e Irisbus, creando un polo unico di produzione, ma il problema è che in Italia decidono sempre le grandi corporations e mai i cittadini. Infatti, nel corso della sua audizione in Commissione Attività Produttive l’ad di Finmeccanica Pansa ha detto chiaramente che non c’è alcuna intenzione di mantenere sotto la propria egida la BredaMenarinibus. Inoltre ha spiegato che il settore italiano non è competitivo rispetto alle produzioni turche, indiane e cinesi. Ciò è testimoniato dal fatto che l’Air ha rinnovato il parco mezzi comprando in Turchia. Quindi, di che stiamo parlando? Non ci sono i nomi di questi potenziali imprenditori, non c’è una tempistica, non c’è uno straccio di piano di sviluppo futuro”.
“Nella pantomima dell’incontro di oggi, in cui non si è parlato in termini concreti di chi vuole fare cosa e quando, ma i dettagli sono stati rinviati ad un incontro agli inizi di maggio, abbiamo assistito – incalza Sibilia – ad una finta trattativa tra il Governo e la ormai ex Fiat. La diatriba era: messa in mobilità dei lavoratori, e quindi chiusura definitiva dello stabilimento, o cassa integrazione in deroga per l’ennesima volta, continuando così ad alimentare false speranze probabilmente solo ai fini elettorali, vista l’imminente elezione europea? Ebbene, noi vogliamo andare oltre. Basta con questi scadenti show. Con i nostri atti, come le ultime risoluzioni in Commissione Attività Produttive per l’incentivazione del retrofit, intendiamo combattere la concorrenza con la tecnologia e l’innovazione, ambiti, questi, che hanno portato gli italiani ad essere i più grandi nella meccanica mondiale. Dunque, perché non decidere di far circolare sul suolo italiano solo ed esclusivamente autobus prodotti o retrofittati in Italia? Invece di fare regali di 7,5 miliardi di euro alle banche italiane ed essere potenzialmente esposti a procedure di infrazione europea perché non rischiare per tutelare posti di lavoro? E’ l’ora di grandi scelte ed è tempo di rimettere in discussione anche le decisioni dell’UE. Andremo in Europa – conclude il deputato Sibilia – per salvare l’Italia”.
 

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