Occupazione, Bosco: "Massimo storico dal 1977. Ora diminuire il costo dei contratti permanenti"

bosco
10 gennaio 2018, 07:29
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Gli occupati in Italia toccano la quota record di 23,183 milioni di unità a novembre 2017. “Si tratta del massimo dall’inizio delle serie storiche nel 1977. Il tasso di occupazione – comunica la Uil Irpinia Sannio - sale di 0,2 punti percentuali al 58,4%. Gli occupati risultano in aumento di 65.000 unità (+0,3%) rispetto a ottobre 2017 e di 345.000 unità (+1,5%) rispetto a novembre 2016. La crescita si concentra tra i lavoratori dipendenti (+497 mila, di cui +450 mila a termine e +48 mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-152 mila). In valori assoluti aumentano soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+396 mila) ma anche i 15-34enni (+110 mila), mentre calano i 35-49enni (-161 mila). Nello stesso periodo diminuiscono sia i disoccupati (-7,8%, -243 mila) sia gli inattivi (-1,3%, -173 mila). Record storico anche per il tasso di occupazione femminile che si attesta al 49,2%. Il tasso di disoccupazione è sceso all’11,0% a novembre, lo 0,1% in meno rispetto a ottobre. Si tratta del livello più basso da settembre 2012. Quello giovanile scende al 32,7% (-1,3 punti), minimo da gennaio 2012.  I dati congiunturali e tendenziali degli indicatori del mercato del lavoro sono complessivamente positivi a novembre. Tuttavia, osservando la composizione della qualità della crescita occupazionale e le fasce di età interessate, i numeri diventano meno incoraggianti. I lavoratori con occupazione temporanea hanno registrato un aumento 9 volte maggiore di quelli occupati a tempo indeterminato, rispetto allo stesso mese del 2016. È in flessione la componente di occupati tra i 35-49 anni che non beneficiano di alcun incentivo e si registra una forte crescita dei disoccupati over 50, forse dovuta a una difficile e lunga fase di ricollocazione nel mercato del lavoro. “Occorre rendere ancora più oneroso il contratto a tempo determinato – dichiara Fioravante Bosco (Uil Av/Bn) - per avere un’occupazione di qualità, dopo le tante riforme che hanno interessato questa tipologia contrattuale e gli ingenti incentivi per incoraggiare le assunzioni a tempo indeterminato. Nel futuro sarà inoltre opportuno diminuire – conclude Bosco - in maniera strutturale, anche il costo dei contratti permanenti”.

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