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Didattica del diritto al Suor OrsolaBenincasa. Intervista alla professoressa Lucilla Gatt

Presentare con completezza di informazioni la Prof. Lucilla Gatt sarebbe impensabile in una sola intervista. È da più di dieci anni professore ordinario presso l’Università napoletana Suor Orsola Benincasa. Ha insegnato diritto privato e diritto privato comparato; insegna ora diritto civile, diritto delle nuove tecnologie e diritto di famiglia, dei minori e delle successioni a causa di morte. Ha svolto attività di ricerca e docenza in Germania presso la Heidelberg Universität, in Inghilterra, aLondra e Cambridge e, di recente, a Derby. Un’esponente di eccellenza del diritto civile in ambito nazionale e internazionale, fa luce su alcuni importanti aspetti della metodologia didattica di ambito giuridico in Italia.I suoi studi comparatistici hanno influenzato il suo modo di operare in Italia. In che modo?Ho viaggiato molto e vissuto periodicamente all’estero per quasi 15 anni, nella fase della formazione, per studiare, verificare la metodologia didattica di altri paesi e fare ricerca. L’obiettivo è certamente portare in Italia il meglio da ogni sistema. Conoscere più lingue e più paesi arricchisce la propria capacità di riflessione, rende flessibili e pronti ad affrontare problemi nuovi. Conoscere più lingue è importante per comunicare, per accedere ai testi, per comprendere a fondo la cultura – giuridica  e non solo – di un popolo. Anche nelle università straniere si commettono errori; non sono perfette come illusoriamente si pensa. Tuttavia, viverci e conoscerle dona un’esperienza che abitua a non considerare assoluta una realtà (anche sul piano giuridico) e, in generale, consente di applicare la comparazione come strumento di lavoro e riflessione in più campi.La sua metodologia didattica è differente rispetto ai sistemi tradizionali. Di cosa si tratta?È il frutto di un lavoro di sperimentazione iniziato nel 1998 presso l’Università di Pavia, proseguito presso la Seconda Università di Napoli ma che ha assunto una reale consapevolezza al Suor Orsola, grazie anche alla interazione con i miei allievi e collaboratori, come ad esempio la collega Ilaria Caggiano. La sperimentazione prende spunto da recenti stimoli di livello europeo ed internazionale ha origine, anche,dalla lettura di riflessioni sulla metodologia della didattica, svolte non solo in ambito giuridico (pensoa Filippo Nappi e Giovanni Pascuzzi) ma anche in altre aree come la pedagogia, la filosofia e la teoria generale del diritto, ed accomunate da una critica alla didattica frontale che, comunque, già il mio Maestro, prof. Cesare Massimo Bianca aveva da tempo superato nella sostanza.La valutazione è indotta, più puntualmente, dal Decreto MIUR 25 novembre 2005 che, definendo la declaratoria del Corso di laurea quinquennale in Giurisprudenza, indica le competenze di un laureato in Giurisprudenza. Dopo aver letto il Decreto ho capito che il metodo didattico classico non conduce alla realizzazione degli obiettivi in esso indicati. La didattica frontale è insufficiente per sviluppare, tra l’altro, competenze di problemsolvinge redazione di diversi tipi di atti giuridici che, invece, sono previste espressamente nel suddetto decreto.Ho tentato quindi di sperimentare nuove metodologie didattiche, durante i corsi impartiti agli studenti del Suor Orsola. In particolare il metodo applicato mira ad  una rivalorizzazione dei testi normativi e, più specificamente, ad un addestramento alle tecniche di interpretazione e applicazione dei testi medesimi, mediante la conoscenza e, prima ancora, il reperimento di giurisprudenza  e dottrinaattraverso percorsi guidati di ricerca delle fonti cartacee e digitali. La lezione in tal modo, diventa il tentativo di indurre un ragionamento giuridico in quanto è finalizzata a sviluppare una capacità risolutiva di problemi giuridici mediante l’uso simultaneo dei tre formanti principali, cui viene conferita la medesima importanza. Non si espongono solo gli istituti ma si cerca di evidenziarne la ragion d’essere e l’utilità per la soluzioni di istanze problematiche (casi concreti formulati a volte dagli stessi studenti) che provengono dalla vita di relazione. Il manuale perde la sua centralità e si inserisce in un quadro più complesso, in cui operano diversi materiali giuridici che devono, poi, essere qualificati correttamente ed organizzati in uno strumento denominato dagli studenti Faldone che rappresenta una vera e propria simulazione del fascicolo che viene a formarsi nell’esercizio di ogni genere di attività giuridica (processuale, amministrativa, contrattuale ovvero di ricerca ecc.). Con l’assegnazione di compiti vari che si traducono nella ricerca e nel reperimento di documentazione giuridica di diversa natura, gli studenti vengono stimolati a realizzare il proprio Faldone sia in formato cartaceo sia in formato digitale allo scopo di favorirne una sempre crescente attitudine organizzativa ed ordinatoria idonea allo svolgimento delle principali professioni legali nonché la confidenza con quegli strumenti di area tecnologicache utilizzeranno ampiamente in ambito professionale ma che, in realtà, sono necessari già nel loro ruolo di studenti per la redazione della tesi e, ancor prima, per la compilazione di rassegne dottrinali e giurisprudenziali, temi, questionari, pareri motivati ecc. Le novità metodologiche si concretizzano anche in termini di rilevazione progressiva – e dunque mediante lo svolgimento di diverse prove intercorso  - del raggiungimento degli obiettivi formativi prefissati. L’esame finale non è più, quindi, una mera interrogazione su quanto appreso, più o meno memonicamente, dalla lettura di un manuale, ma un colloquio che verifica un livello di acquisizione di diverse capacità come quella di risolvere problemi giuridici individuando e interpretando le norme con l’aiuto dei formanti dottrinale e giurisprudenziale e quella di organizzare e conservare i materiali giuridici secondo un ordine che ne rileva un’effettiva conoscenza e, quindi, un uso consapevole.
Tra le numerosissime pubblicazioni. Un accenno alle più importantiIl 19 Maggio presso l’Università Federico II sono stata invitata a tenere una relazione suun tema che dalla tesi di dottorato ancor oggi, dopo due monografie e vari articoli, mi accompagna e mi induce a riflettere. Si tratta delle donazioni c.d. indirette, figura particolare del nostro ordinamento, di cui ho provato ad elaborare una visione alternativa rispetto a quella tradizionalmente condivisa. Ho pubblicato vari contributi anche monograficiin materia di trust e destinazione patrimoniale. Sono tra i sostenitori di una certa visione dell’istituto, insieme ai Proff.ri Mirzia Bianca e Gianfranco Palermo che prima di me hanno aperto il varco verso un ripensamento dell’interpretazione imperante, originata, a mio avviso, da una sottovalutazione di alcune norme centrali nel nostro sistema giuridico privatistico come quelle sui contratti in generale. Il nostro ordinamento non è deficitario e contiene in se stesso complessi disciplinari idonei a regolare il trust come altri atti negoziali atipici. La giurisprudenza è comunque incerta in materia e per questo continuerò a lavorare sul tema.Sono sempre affezionata, dai tempi della tesi di laurea con il prof. Bianca, al diritto di famiglia, dei minori e della successioni a causa di morte e per questo ho chiesto ed ottenuto dal Consiglio di Facoltà che l’insegnamento fosse incluso tra gli obbligatori del quinto anno, indirizzo forense ed ho anche aperto un percorso post lauream sugli stessi temi con il Master di II livello che è oggi alla II edizione, incontrando consensi che, sinceramente, mi aspettavo dato il volume del contenzioso in questo ambito.A breve sarà on line la rivista Familia di cui sono vicedirettore e che mira a diventare in Italia un punto di riferimento per la materia. Un ulteriore settore di ricerca a me particolarmente caro e che frequento dal 2001,è il diritto privato europeo uniforme. Ho promosso l’istituzione presso il mio ateneo del Research Centre of European Private Law il cui evento inaugurale si terrà il 30 Maggio alle ore 15.30 nella Sala Villani con l’analisi di due recenti monografie sul contratto provenienti da culture giuridiche lontane eppure simili come quella italiana e sudamericana. In generale il tema del contratto quale strumento di attività delle PMI è stato al centro di un percorso dottorale triennale che ho coordinato dal 2012 e che è in fase di conclusione. Da ultimo i miei interessi si sono concentrati sul rapporto possibile tra diritto privato ed innovazione tecnologica, inducendomi ad intraprendere cammini avventurosi come l’elaborazione di progetti Horizon2020 e lo svolgimento di progetti di ricerca su temi di grande attualità come la tutela dei dati personali. A margine – purtroppo – di tutto questo ma molto presenti nelle parti più profonde della mia coscienza sono i temi della bioetica e del diritto degli animali cui spero – prima o poi – di dedicare migliori energie.Nella sua esperienza da responsabile del Job Placement, ha deciso di bandire uno stage per studenti presso il suo studio. Una straordinaria particolarità in ambito accademico.Sulla scia di altri colleghi che in passato, previa stipulazione di una convenzione ad hoc con l’ateneo, hanno ospitato nel proprio studio legale giovani studenti e/o laureati desiderosi di fare esperienze concrete, ho deciso di accogliere stagisti curriculari anche presso il mio studio per varie ragioni. In primo luogo, avevo desiderio di verificare la preparazione dei miei studenti e, dunque, l’efficacia dei miei insegnamenti. Volevo poi che apprendessero ulteriori competenze, operando in una struttura diversa dall’Università. Il terzo obiettivo dello stage è stato poi favorire l’interazione tra i miei studenti migliori. Hanno risposto al bando studenti molto motivati che hanno costituito un gruppo attivo e ben coordinato. Lo stage curriculare è registrato in Regione e rientra nel programma Choose to beche ho proposto qualche anno fa e che è stato approvato dal Consiglio di Facoltà, si tratta di un programma attivo da qualche anno per gli studenti di Giurisprudenza, che permette loro di svolgere dei brevi stage curriculari presso strutture extrauniversitarie al fine di verificare sul campo le loro inclinazioni effettive e non perdere tempo dopo la laurea a scegliere quale percorso intraprendere. Lo svolgimento dello stage nel programma Choose to be consente di ottenere un punto bonusper il voto di laurea. Devo dire che, in generale, il programma ha avuto un buon successo e spero sia sempre più praticato dagli studenti.Maria Froncillo

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