Alla Segretaria Nazionale del Partito Democratico Elly Schlein
Al Responsabile OrganizzazioneIgor Taruffi
e p.c. Al Segretario Regionale PD Campania Piero De Luca
La campagna elettorale per l’elezione del Presidente della Provincia dí Avellino che, come ben sapete, mi ha visto impegnato in prima persona, si è appena conclusa. L’esito non è stato quello che ognuno di noi certamente si aspettava. Il mio avversario, candidato di Italia Viva, sostenuto ufficialmente da Forza Italia e dalla Lega, ha vinto.
Questa è la politica. Si vince e si perde e questo di certo non sconvolge né me né, tantomeno, voi.Ritengo, però, fondamentale condividere con voi la profonda amarezza che mi ha accompagnato in tutta questa fase, dalla battaglia per ottenere la ricandidatura fino alla notte dello scrutinio.
Un’amarezza dovuta alla posizione incomprensibile e difficile anche da commentare assunta dal Partito Democratico di Avellino, nelle persone del Segretario Provinciale, quello che io stesso ho contribuito ad “eleggere” all’unanimità non più tardi di due mesi fa, e del plenipotenziario Consigliere Regionale, nonché Capogruppo del PD in Regione Campania.
I due hanno remato contro la mia candidatura, quella del Presidente uscente, iscritto al PD da prima che loro aderissero, solo in nome di un accordo preesistente tra il Consigliere Regionale e il suo collega Capogruppo di Italia Viva. Un accordo tra due persone che, a tavolino, sulle spalle del campo largo, si sono divisi, come sovente accade, le caselle, quella del sindaco del Capoluogo e quella del Presidente della Provincia. Hanno solo dimenticato di coinvolgere il Partito, con i suoi organismi, nonché il tavolo del Campo largo che, a quanto pare, funziona a fasi alterne, quando fa comodo a qualcuno, seguendo l’ottimo esempio che giunge da Salerno. Mi ero, ci eravamo illusi che qualcosa fosse cambiato rispetto alle dinamiche degli ultimi anni. Ho, abbiamo immaginato che la presa di posizione chiara del Campo Largo prima e del Partito Democratico Nazionale, nelle persone di Elly e Igor, non due amici, ma i vertici assoluti della nostra comunità, avrebbe posto fine a qualsiasi intesa collaterale.
Quando poi addirittura Forza Italia e la Lega hanno reso pubblico il loro endorsement per il mio avversario, ho, abbiamo ritenuto che il senso di appartenenza, o quantomeno il buonsenso, avrebbero fatto redimere i vertici locali, convincendoli a sostenere il candidato del proprio campo. Ebbene, dopo aver assistito alla pubblica smentita dell’investitura dei vertici nazionali, da parte del Segretario Provinciale, che ha detto a chiare lettere che la mia candidatura non era quella del PD provinciale, ho dovuto subire una costante offesa alla mia intelligenza perpetrata dal consigliere regionale e dallo stesso segretario regionale, con il proprio staff, che fingevano di sostenermi salvo poi organizzare agguati nella call che Igor, in assoluta buona fede, ha convocato per richiamare tutti, ancora una volta, alla responsabilità a due giorni dal voto. E poi lo spettacolo offensivo, per me e per il mio apparato gastroenterico, dei tre consiglieri provinciali, tra cui quello eletto dal segretario regionale e dal suo entourage, in quel caso si, con una campagna elettorale particolarmente incisiva, che hanno affiancato durante l’intera giornata di voto il mio avversario per poi festeggiare, con lui e i colleghi di Forza Italia, la sua vittoria e, dunque, la mia sconfitta. La sconfitta del Campo Largo e della Segreteria Nazionale del Partito Democratico. Così dicono loro. Così dicono i giornali. Così è.
A questo punto, mi e vi chiedo: nel Partito Democratico, un Segretario Regionale, un Segretario Provinciale e un capogruppo in Consiglio Regionale possono davvero infischiarsene della linea dettata dalla Segreteria Nazionale e concordata con il Campo Largo, decidendo scientemente di silurare il proprio candidato a favore di quello di Renzi e delle destre? È realmente consentito ridicolizzare un simbolo e i vertici che lo rappresentano, peraltro ad un anno dalle elezioni politiche?
Sarebbe ridicolo ed offensivo, se così fosse e ciò creerebbe un precedente tremendo che giustificherebbe ogni forma di trasformismo, travestita da presunta autonomia territoriale.E allora, se così è, un immediato intervento per ripristinare le regole interne al Partito Democratico si rende, non solo necessario, ma urgente. I livelli territoriali del Partito andrebbero commissariati, il capogruppo in Consiglio Regionale destituito e i consiglieri provinciali espulsi. E questo non per la vendetta di Buonopane, ma per la credibilità stessa del Partito, oggi messa seriamente in discussione, almeno in Irpinia.
Rizieri Buonopane, iscritto al Partito Democratico, sindaco di Montella, già Presidente della Provincia di Avellino








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